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Saggezza Sacra dalla 5a Conferenza Indigena sull'Ayahuasca in Amazzonia

Un commento della Dott.ssa Michèle Anne Barocchi

La Dott.ssa Michèle Anne Barocchi ha un dottorato in malattie infettive ed immunologia conseguito presso l’Università della California a Berkley, è insegnante di yoga, facilitatore di Transformational Breath, nonché co-founder di MAPS Italia.

Michèle fa parte di quel gruppo di persone che, pur non avendo alcun motivo di fidarsi di me, ha scelto di farlo ancor prima di conoscermi di persona. Ho anche avuto il privilegio di condividere con lei una sessione di respiro, un momento che mi ha fatto percepire la sua presenza autentica e la sua capacità di creare spazio per gli altri.

Ho chiesto a Michèle di raccontarci la sua partecipazione alla quinta Conferenza Indigena sull’Ayahuasca in Amazzonia, che si è tenuta qualche settimana fa.
Ti lascio alle sue parole e alle sue immagini.

Partecipare alla 5ª Conferenza Indigena sull'Ayahuasca alla fine di gennaio 2025, nella regione di Acre, in Amazzonia, è stata un'esperienza profondamente significativa. Mi ha connessa alla resilienza, alla conoscenza e alla forza spirituale dei popoli indigeni che hanno custodito questa medicina sacra per generazioni. Come scienziata, attivista e co-fondatrice di MAPS Italia, sono arrivata con l'impegno di comprendere come queste comunità continuino a preservare le loro tradizioni nonostante le immense pressioni che affrontano.

A causa della mia disabilità fisica, essendo un'amputata, non ho potuto affrontare il viaggio in barca di otto ore nel caldo tropicale di 35 gradi. Sono invece arrivata in elicottero, accompagnata da Álvaro Tucano, capo del popolo Tucano, e Waikia Vernon, rispettato anziano Lakota. Sorvolando la fitta distesa verde dell'Amazzonia, percepivo già il peso di secoli di presenza indigena su questa terra. Sotto di noi, fiumi serpeggianti trasportavano altri partecipanti verso il Villaggio Sacro, dove il popolo Yawanawa aveva meticolosamente preparato questo incontro, riunendo 207 rappresentanti di 34 gruppi indigeni provenienti dal Sud America e oltre.

La conferenza è stata un appello collettivo per riaffermare l'autonomia indigena sull'uso e sulla narrazione dell'ayahuasca, una bevanda sacra composta da due piante della regione amazzonica: Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis. Gli anziani hanno espresso serie preoccupazioni sulla globalizzazione della loro medicina sacra e su come sia stata commercializzata, espropriata e utilizzata senza i necessari quadri etici e spirituali per onorarne lo scopo originale. Dagli studi accademici ai ritiri di benessere, la domanda di ayahuasca è esplosa, spesso senza il dovuto riconoscimento delle comunità che ne hanno protetto le tradizioni.

Un altro tema centrale è stato la repressione delle pratiche spirituali indigene. I leader hanno condiviso storie di arresti e sequestri alle frontiere delle loro medicine sacre. Il caso di Ako Kamanawa, un giovane uomo Noke Koi detenuto in Messico per oltre due anni per aver trasportato ayahuasca, ha evidenziato l'urgente necessità di protezioni legali e del riconoscimento internazionale dei diritti indigeni. Queste comunità non trafficano droghe: praticano un sofisticato sistema di guarigione e spiritualità noto all'umanità da secoli.

Nonostante queste sfide, ciò che ha contraddistinto l'evento di cinque giorni è stata l'apertura e la generosità dei popoli indigeni nel condividere la loro conoscenza. Si sono tenute tre cerimonie sacre di ayahuasca, ognuna delle quali ha offerto un'immersione nella profondità delle loro tradizioni. I partecipanti non indigeni, o yawás, non sono stati accolti come semplici osservatori, ma come partecipanti attivi in una linea di conoscenza sacra vivente. I canti, le preghiere e la preparazione accurata della bevanda hanno riflesso un legame indissolubile tra il popolo, la terra e la foresta stessa. Come ci hanno ricordato molti anziani: "La foresta è la nostra scuola, il nostro maestro, la nostra medicina, la nostra vita."

Foto di Camilla Coutinho 📸 

L'agenda della conferenza è stata al tempo stesso ampia e mirata. I panel principali hanno esplorato il ruolo delle donne indigene come leader spirituali, la protezione della conoscenza tradizionale e del patrimonio generazionale, nonché l'etica e i rischi del trasporto di medicine tradizionali attraverso i confini. Altri interventi hanno analizzato l'uso dell'ayahuasca per trattare le dipendenze nelle comunità indigene e hanno dato il via alla creazione di un Consiglio di Leader Spirituali Indigeni. Ogni giornata iniziava con canti cerimoniali e si concludeva con scambi culturali, mantenendo un ritmo basato sul rispetto reciproco e su uno scopo condiviso.

Dalla conferenza è emersa una dichiarazione forte e unitaria di sovranità indigena e dell'urgente necessità di rispetto e responsabilità globale. Tra i principali appelli all'azione:

  • Protezione della conoscenza tradizionale e del patrimonio generazionale: i rappresentanti indigeni hanno richiesto il riconoscimento dei loro diritti di proprietà intellettuale e delle conoscenze medicinali ancestrali, opponendosi a qualsiasi tentativo di brevettare l'ayahuasca o le sue specie vegetali associate senza consenso libero e informato.

  • Rifiuto della commercializzazione: la dichiarazione ha fermamente respinto la mercificazione dell'ayahuasca come prodotto di mercato, affermando che tali pratiche violano l'etica e la sovranità spirituale indigena.

  • Libertà di rituale e di movimento: i partecipanti hanno sottolineato il loro diritto a praticare i rituali e a trasportare medicine e strumenti cerimoniali oltre i confini senza essere criminalizzati.

  • Creazione del Consiglio di Leader Spirituali Indigeni: un nuovo consiglio sarà istituito per promuovere l'uso etico dell'ayahuasca, proteggere le pratiche tradizionali e guidare il dialogo internazionale.

  • Consenso e ricerca etica: la conferenza ha insistito affinché tutta la ricerca sull'ayahuasca si basi su un consenso libero, previo e informato e coinvolga esperti indigeni in ogni fase.

  • Rispetto per la leadership delle donne indigene: la dichiarazione ha riconosciuto il ruolo centrale delle donne come leader spirituali e custodi, sostenendo la loro inclusione nei processi decisionali.

  • Creazione di un Protocollo Bioculturale e di un Codice Etico: si svilupperà un codice condiviso per guidare l'uso responsabile dell'ayahuasca.

  • Piattaforma online per il monitoraggio etico: sono stati annunciati piani per lanciare un sito web per segnalare violazioni etiche e responsabilizzare le istituzioni per l'uso improprio delle conoscenze indigene.

La notte finale ha riunito tutti i partecipanti nella kapishawa, la casa cerimoniale, dove tribù come gli Ashaninka, Yawanawa, Tucano, Shanenawa e Puyanawa hanno condiviso canti ancestrali. Per gli ultimi 45 minuti della cerimonia, canti, strumenti e voci hanno creato un'ondata sonora di profondo significato e unità. È stato un momento di riconoscimento per i 180 partecipanti indigeni che continuano a proteggere la loro conoscenza sacra nonostante le pressioni esterne, tra cui allevamenti di bestiame, estrazioni minerarie e narcotraffico.

I popoli indigeni dell'Amazzonia hanno preservato non solo tradizioni culturali, ma anche una conoscenza spirituale ed ecologica fondamentale per il benessere della Terra. I loro sforzi rappresentano una forma di leadership basata sulla sostenibilità, sull'interdipendenza e sulla cura. Mentre lasciavo il Villaggio Sacro, non portavo con me solo nuove intuizioni, ma anche un senso di responsabilità ancora più profondo. Se apprezziamo il dono dell'ayahuasca per l'umanità, dobbiamo anche sostenere le comunità indigene che ne hanno custodito la sacralità per generazioni.

Foto di Camilla Coutinho 📸 

Ringrazio tantissimo Michèle per la sua testimonianza. Con il suo lavoro fa vedere come scienza e rispetto possono procedere insieme, senza perdere autenticità.

Noi ci rileggiamo alla prossima! 😎 

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