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LSD con antidepressivi
Si può fare?
Oggi ti porto un approfondimento su questo articolo. Piuttosto semplice, ma ricco di informazioni utili ed interessanti.
Negli studi clinici con psichedelici, la gestione degli antidepressivi è un nodo critico. Gli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) vengono spesso sospesi prima del trattamento con LSD o psilocibina, ma i dati a supporto di questa pratica sono limitati. Becker et al. sono andati a vedere cosa succede con una somministrazione prolungata dell’SSRI paroxetina sulla risposta acuta all’LSD in volontari sani.

23 partecipanti hanno ricevuto LSD (100 µg) dopo sei settimane di paroxetina o placebo. La paroxetina è stata somministrata in dose crescente (10 mg per 7 giorni, poi 20 mg per 35 giorni). L’obiettivo era valutare se l’SSRI alterasse gli effetti soggettivi dell’LSD e il suo metabolismo.
Prima di addentrarci negli stuzzicanti risultati, ti presento il protagonista dello studio, che si chiama CYP2D6.
Il CYP2D6 è un enzima del fegato coinvolto nel metabolismo di numerosi farmaci, inclusi antidepressivi e psichedelici. Alcuni farmaci, come la paroxetina, ne inibiscono l’attività, rallentando la degradazione delle sostanze metabolizzate da questo enzima e aumentando la loro concentrazione nel sangue. Poiché il metabolismo dell’LSD dipende in parte dal CYP2D6, la sua inibizione può modificare la durata e l’intensità degli effetti della sostanza.
Vediamo quindi cosa è emerso da questo studio.
Effetti soggettivi: la paroxetina non ha ridotto le sensazioni piacevoli dell’LSD, ma ha significativamente diminuito gli effetti negativi come ansia, nausea e la percezione del “bad trip”.
Farmacocinetica: l’SSRI ha aumentato la concentrazione plasmatica massima dell’LSD del 40% e l’esposizione totale del 50%, suggerendo un ruolo rilevante del CYP2D6 nel metabolismo della sostanza.
Tollerabilità: non sono stati osservati eventi avversi gravi né alterazioni significative della pressione sanguigna o dell’intervallo QTc.
Che cosa significa tutto ciò in termini pratici?
Questi dati suggeriscono che la sospensione degli SSRI prima di una terapia con LSD potrebbe non essere necessaria, almeno nel caso di farmaci che inibiscono fortemente il CYP2D6, come la paroxetina. Tuttavia, il metabolismo dell’LSD varia in base alla genetica individuale e altri SSRI (inibitori meno potenti del CYP2D6) potrebbero richiedere un aggiustamento della dose di LSD per ottenere effetti ottimali.
In ambito clinico, questo studio apre una prospettiva importante: la possibilità di mantenere il trattamento antidepressivo senza ridurre l’efficacia dell’LSD e, anzi, con il vantaggio di mitigare alcuni effetti negativi come ansia e nausea. Tuttavia, i dati si riferiscono a volontari sani e non a pazienti con disturbi psichiatrici, per cui resta da verificare se gli stessi risultati si osservino in popolazioni cliniche.
La decisione di mantenere o sospendere gli SSRI dovrebbe quindi essere valutata caso per caso, considerando il profilo del paziente, il tipo di antidepressivo utilizzato e le eventuali interazioni farmacocinetiche. La presenza di un SSRI potrebbe anche influenzare il tipo di esperienza psichedelica, riducendo alcuni aspetti ansiogeni ma potenzialmente modulando anche la profondità dell’esperienza trasformativa, aspetto rilevante in contesti terapeutici.
Ci sono chiaramente delle domande aperte, tipo:
Questo effetto si estende ad altri SSRI con diverso profilo di inibizione enzimatica?
In una popolazione clinica, con uso cronico di SSRI, i risultati sarebbero simili?
La riduzione dell’ansia e della nausea potrebbe tradursi in un’esperienza terapeutica più gestibile? Oppure anche il disagio dell’esperienza è terapeutica? A tal proposito, molto recentemente, il nostro preferito Dr. Carhart-Harris ha pubblicato questo studio in cui si evidenzia la traiettoria emotiva del trip con psilocibina. Che dire.. quell’ansietta e quel panico iniziali ce li hanno tutti, e forse fa parte del trattamento, chissà.
La ricerca sull’interazione tra antidepressivi e psichedelici è ancora agli inizi, ma questi risultati contribuiscono a sfatare alcuni timori e a delineare un quadro più chiaro della loro possibile co-somministrazione.
Alla prossima! 😎
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