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Il tuo DNA può dirti come reagirai agli psichedelici?

Genetica di precisione ma con poche garanzie

Qualche settimana fa il buon Raffaele Mauro mi ha mandato un link curioso, e non potevo certo lasciarlo passare in sordina.

Si tratta di un test genetico casalingo che promette di dirti quanto sei “sensibile” agli psichedelici.
Prezzo: 169 dollari.
Metodo: tampone buccale.
Risultato: un report che, partendo dal tuo DNA, ti spiega se sei un metabolizzatore lento di psilocibina, se hai varianti del recettore 5-HT2A che potrebbero influenzare l’esperienza, e come potresti reagire a MDMA, DMT, ketamina, LSD, mescalina, ibogaina, salvia e pure cannabis.
In pratica, una specie di oroscopo genetico. Solo che al posto delle stelle ci sono i polimorfismi.

Il prodotto si chiama EntheoDNA, e dietro c’è Entheology Project, un’organizzazione californiana che mette insieme harm reduction, spiritualità enteogenica e intelligenza artificiale.
Fanno un po’ di tutto: un chatbot AI addestrato su paper psichedelici (MushGPT), uno strumento per lo screening delle interazioni farmacologiche, distribuzione di naloxone, test kit per le sostanze… e poi questo test genetico da 169 dollari.

Il funzionamento è semplice: ordini il kit, ti arrivano due tamponi, uno per guancia, li rispedisci al laboratorio e dopo qualche settimana ricevi un report interattivo generato da un’AI. Dentro ci sono analisi di geni coinvolti nel metabolismo e nella risposta alle sostanze psichedeliche.
Le promesse sono rassicuranti: ridurre l’ansia, evitare controindicazioni, ottimizzare l’efficacia, “aumentare la fiducia grazie alla scienza”. Tutto molto ordinato. Tutto molto comforting.

Il problema è che la farmacogenetica degli psichedelici è, ad oggi, un campo ancora molto acerbo. Molti dei geni analizzati sono stati studiati in contesti completamente diversi: antidepressivi, dolore cronico, alcol, dipendenze. Traslare queste associazioni agli psichedelici non è impossibile, ma è un salto logico più che una conclusione solida. E poi c’è il punto che tende a sparire quando entra in scena il DNA: la genetica spiega solo una parte, spesso piccola, della variabilità individuale.

L’esperienza psichedelica dipende dal set, dal setting, dalla dose, dalle aspettative, dal contesto, dalla relazione terapeutica, dall’ambiente. Da cose che un tampone buccale non può prevedere. Sapere di avere una variante del CYP2D6 non ti dice se vivrai un’esperienza trasformativa o una pessima serata. Ti dice, al massimo, che forse metabolizzi una sostanza un po’ più lentamente. Forse.

Ma la parte davvero interessante della storia è chi c’è dietro questo progetto. Entheology Project si definisce una “508(c)(1)(A) nonprofit religious organization”. Tradotto: un’organizzazione religiosa non-profit secondo il fisco americano. È una categoria particolare, perché le organizzazioni religiose negli Stati Uniti possono auto-dichiararsi tali, senza passare da controlli dell’IRS (l’agenzia delle entrate), senza pubblicare bilanci e con una trasparenza… diciamo opzionale. È una struttura pensata per proteggere le chiese, ma che negli ultimi anni viene usata anche da realtà molto lontane dalle chiese tradizionali. Basta una dottrina. Entheology Project ne ha creata una: l’“Entheism”, la pratica di vivere la divinità dentro di sé attraverso gli enteogeni. Furbo, va detto.

Il risultato è che non si sa chi ci sia davvero dietro, online si trovano solo formule vaghe tipo “seasoned psychedelic researchers”. La struttura organizzativa resta poco chiara.

La domanda da 169 dollari è: funziona o no?
Risposta: non lo sappiamo. Ma Raffaele ce lo farà sapere perché è più curioso di me e non poteva non testare questa perla tecnologica.

È possibile che in futuro la farmacogenetica degli psichedelici diventi davvero utile. Ma oggi siamo ancora lontani. E anche se arrivassimo a quel punto, resterebbe un problema di fondo: la genetica è solo un pezzo del puzzle. Ridurre un’esperienza così complessa a un report AI rischia di essere più rassicurante che informativo. Il vero rischio non è tanto che il test sia inutile, ma che produca falsa sicurezza o falsa allerta. “Il test dice che va tutto bene, quindi posso stare tranquillo.” Oppure: “Meglio evitare”, e magari si rinuncia a un percorso terapeutico potenzialmente utile.

Quando tutto questo viene venduto da un’organizzazione opaca, con uno status fiscale che evita controlli e un’AI che interpreta il tuo DNA senza che tu sappia come, la domanda diventa inevitabile: sto comprando scienza o sto comprando tranquillità?

Questa storia è interessante perché mette insieme tutti i temi caldi del momento: psichedelici, genetica, AI, harm reduction, spiritualità, business. Tutto ciò che mi piace insomma eheh. È un ecosistema dove il confine tra ricerca e marketing è sfumato, dove strumenti utili convivono con prodotti di utilità dubbia. Non è tutto bianco o nero. È grigio. Come molta della medicina psichedelica oggi.

Alla prossima! 😎

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