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Il DMT non rigenera il cervello
Ma fa proliferare le cellule staminali neurali
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La neurogenesi è una di quelle parole che fanno sempre scena.
Negli ultimi anni è stata tirata in ballo per spiegare praticamente qualsiasi effetto degli psichedelici, mentre le evidenze sono molto meno solide di quanto si possa pensare.
Questo studio sul DMT, invece, è sorprendentemente misurato. E, di questi tempi, è quasi una qualità rara.

Gli autori volevano rispondere a una domanda molto concreta: il DMT riesce a far moltiplicare le cellule da cui possono nascere nuovi neuroni?
Per scoprirlo non hanno usato animali, ma cellule staminali neurali umane coltivate in laboratorio. Le hanno lasciate a contatto con il DMT per 24 ore e poi hanno osservato se, rispetto ai controlli, avessero iniziato a dividersi più frequentemente.
Qui c'è una distinzione che vale la pena tenere a mente.
Una cellula staminale può dividersi, producendo altre cellule staminali, oppure può trasformarsi in un neurone. Sono due passaggi diversi. Il fatto che aumenti la proliferazione non significa automaticamente che stiano nascendo più neuroni. È una differenza apparentemente sottile, ma è quella su cui si gioca tutto il lavoro.
Partiamo dal primo passaggio.
Dopo l'esposizione al DMT queste cellule proliferano di più. L'effetto aumenta con la dose e raggiunge il massimo a 1 μM, con un incremento di circa il 24% rispetto ai controlli.
Da anatomopatologa, la parte successiva mi ha fatto sorridere 😁
Per una volta il Ki-67 non serve a capire quanto è aggressivo un tumore e la ciclina D1 non mi mettono davanti a una diagnosi differenziale. Qui raccontano semplicemente la stessa cosa: il DMT spinge queste cellule a entrare nel ciclo cellulare. I vari marker servono solo a confermare che quello che si vede non è un caso.
La parte che ho trovato più interessante riguarda invece i fattori neurotrofici.
Il DMT aumenta l'espressione del BDNF di circa 4,6 volte e quella del NGF di quasi dieci volte. Non solo: aumenta anche di circa cinque volte la quantità di BDNF presente all'interno delle cellule.
Se seguite la ricerca sugli psichedelici da un po', il BDNF è ormai un vecchio conoscente.
Ogni volta che compare bisogna resistere alla tentazione di trasformarlo automaticamente nella spiegazione di tutto. Non è il fattore segreto della felicità, non significa che il cervello stia magicamente costruendo nuove connessioni e, soprattutto, un aumento del BDNF in una coltura cellulare non equivale a un miglioramento clinico in un paziente.
Vale comunque la pena tenerlo a mente, perché continua a comparire praticamente in ogni discussione sulla plasticità cerebrale. Anche questo studio aggiunge un dato nella stessa direzione, senza dimostrare che sia il meccanismo responsabile degli effetti clinici.
Step successivo dell’esperimento: dopo le prime 24 ore il DMT viene eliminato completamente. A questo punto i ricercatori prendono le cellule e le fanno crescere in sospensione, così da formare delle piccole sfere chiamate neurosfere. Lo so, sembra l'attacco finale di un personaggio di Dragon Ball. In realtà è uno dei sistemi più usati per capire come si comportano queste cellule quando vengono lasciate crescere da sole.
Le cellule che erano state esposte al DMT formano neurosfere più grandi e metabolicamente più attive anche diversi giorni dopo, quando della sostanza non è rimasta traccia.
A questo punto i ricercatori si fanno la domanda successiva: quelle cellule stanno diventando neuroni?
La risposta è no, almeno per quello che riescono a osservare. Le neurosfere sono più grandi, ma la loro composizione rimane praticamente identica a quella dei controlli. I neuroni non aumentano e i principali marcatori di differenziamento non cambiano in modo evidente.
È qui che torna utile la distinzione fatta all'inizio. Il DMT sembra aumentare il numero delle cellule staminali, ma non sembra spingerle a completare il passaggio successivo, cioè trasformarsi in neuroni. Per questo motivo parlare direttamente di neurogenesi sarebbe, almeno per ora, un salto logico che i dati non permettono di fare.
Gli autori hanno provato anche a capire attraverso quale recettore il DMT producesse questo effetto. Hanno bloccato alcuni dei principali candidati, tra cui il recettore serotoninergico 5-HT2A e il recettore sigma-1. Nessun singolo antagonista è riuscito a eliminare l'aumento della proliferazione. Gli autori concludono che il meccanismo è probabilmente più complesso e che serviranno altri studi per chiarirlo.
Per ora possiamo dire questo: una breve esposizione al DMT modifica il comportamento di cellule staminali neurali umane coltivate in laboratorio. È un risultato interessante, che aggiunge un tassello alla ricerca sulla plasticità indotta dagli psichedelici. Da qui a dire che il DMT aumenti la neurogenesi nel cervello umano, però, c'è ancora parecchia strada.
Alla prossima! 😎