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Curare chi ha curato: la psilocibina per gli operatori sanitari dopo il COVID

Un commento del Dott. Eugenio Rossi

Prima di passare all’ospite di oggi, ti voglio allietare con due video YouTube molto interessanti e con contenuti di qualità:

Il Dott. Eugenio Rossi è specializzando in psichiatria e segretario della Società Italiana di Medicina Psichedelica - nonché piccolo principe della scena psichedelica italiana.
Quando l’ho conosciuto, Eugenio si è presentato dicendomi “Sono un tuo grande fan”. Era la prima volta che mi succedeva una roba del genere. Considerato anche il fatto che non è stato necessario spiegargli che cosa fa l’anatomopatologo, ha ricevuto immediatamente la mia stima e la mia simpatia.

Oggi Eugenio ci porta non uno, ma ben due articoli di approfondimento su un tema che ha toccato tutti quanti noi, e gli operatori sanitari in particolare.

Sebbene la pandemia possa sembrare ormai un capitolo chiuso, ha lasciato cicatrici invisibili, soprattutto tra coloro che hanno fronteggiato quegli anni in prima linea. Medici, infermieri e operatori sanitari hanno dovuto affrontare stress, burnout e demoralizzazione, sfociati in numerosi casi in sindromi depressive, disturbi d’ansia e stress post-traumatico. Tali condizioni rappresentano una sfida terapeutica, in particolare in un ambito in cui persiste ancora un forte stigma sulla salute mentale. In questo contesto, due recenti studi hanno esplorato l’uso della psilocibina come strumento terapeutico, aprendo la strada a nuove possibilità di cura.

Lo studio Back

Il primo studio, condotto all’Università di Washington dal gruppo del Dott. Anthony Back, ha coinvolto 30 professionisti sanitari affetti da depressione di grado moderato-grave, valutati tramite la Montgomery-Åsberg Depression Rating Scale (MADRS), uno strumento che analizza sintomi quali umore depresso, insonnia e rallentamento psicomotorio.
In questo trial double-blind, metà dei partecipanti ha ricevuto una singola dose di 25 mg di psilocibina, mentre l’altro gruppo è stato trattato con niacina, utilizzata come placebo attivo. Il protocollo includeva sessioni di preparazione e integrazione, essenziali per contestualizzare l’esperienza psichedelica.

I risultati sono stati notevoli: i punteggi MADRS sono diminuiti in media di 21 punti nel gruppo trattato con psilocibina, contro una riduzione di 9 punti nel gruppo placebo, con miglioramenti mantenuti per oltre sei mesi.

Mi sentivo in colpa per i pazienti che non ero riuscito a salvare. Durante la sessione, ho finalmente capito che non ero solo in questo dolore.

Testimonianza di un partecipante allo studio

Qui puoi ascoltare le testimonianze dei partecipanti allo studio Back.

Questo diagramma offre una rappresentazione visiva dell’andamento dei punteggi MADRS nel tempo. Nel pannello A, le linee blu illustrano come i partecipanti trattati con psilocibina abbiano registrato un rapido e marcato calo dei sintomi entro 28 giorni, raggiungendo spesso punteggi prossimi alla remissione. Al contrario, il pannello B, con le linee arancioni, evidenzia miglioramenti più modesti nel gruppo placebo. Tuttavia, una volta somministrata la psilocibina in una fase “open-label”, anche questi soggetti hanno mostrato un trend di miglioramento simile.

Lo studio Lewis

Parallelamente, il gruppo del dott. Benjamin Lewis dell’Università dello Utah ha studiato una combinazione innovativa: la psilocibina associata a un programma di Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR). L’MBSR, un protocollo di 8 settimane ideato per insegnare tecniche di meditazione e consapevolezza, aiuta a gestire lo stress e a promuovere il benessere psicologico.

Nel trial, i partecipanti che hanno ricevuto la combinazione psilocibina + MBSR hanno registrato una riduzione del 58% dei sintomi depressivi (misurati con il questionario QIDS-SR-16), rispetto a un 22% nel gruppo che ha seguito solo l’MBSR.
Inoltre, sono stati osservati significativi miglioramenti nei livelli di burnout e in una maggiore sensazione di connessione, un aspetto fondamentale per chi ha dovuto fronteggiare l’isolamento emotivo durante la pandemia.

Perché è importante

Il valore di questi studi risiede in diversi aspetti:

  • Rapidità d’azione. La psilocibina permette un miglioramento dei sintomi in tempi molto più brevi rispetto agli antidepressivi tradizionali, che necessitano di settimane per agire.

  • Approccio integrato. L’unione di terapia farmacologica, sessioni di preparazione e integrazione, e tecniche di mindfulness consente di elaborare in profondità il trauma, favorendo una resilienza duratura.

  • Impatto sul burnout. Per gli operatori sanitari, ristabilire il senso di connessione con sé stessi e con i colleghi è essenziale per contrastare l’isolamento e la perdita di significato nel lavoro quotidiano.

Limiti e prospettive future

Nonostante i risultati promettenti, gli studi presentano alcune limitazioni.
Il numero ridotto di partecipanti e la predominanza di soggetti di etnia bianca indicano la necessità di ulteriori ricerche su campioni più ampi e diversificati.
Inoltre, il fenomeno del “functional unblinding” – dovuto alla riconoscibilità degli effetti della psilocibina – potrebbe aver influenzato le valutazioni soggettive.
Dal punto di vista normativo, la psilocibina resta illegale in molti paesi, anche se alcune nazioni stanno sperimentando usi regolamentati. Questi aspetti evidenziano la necessità di studi futuri, che esplorino anche la formazione dei terapeuti e l’integrazione di tali pratiche nei sistemi sanitari.

Conclusioni

I risultati degli studi in questo ambito segnano un potenziale cambio di paradigma nella gestione della salute mentale, specificamente delle conseguenze legate alla pandemia o altri eventi traumatici su larga scala.
La psilocibina, somministrata in un contesto terapeutico strutturato e integrata con tecniche di mindfulness, ha dimostrato di poter ridurre significativamente depressione e burnout tra i professionisti sanitari.
Pur non rappresentando una soluzione miracolosa, questo approccio innovativo offre una concreta speranza per chi ha dovuto lavorare in condizioni estreme durante i momenti peggiori della pandemia.
Con ulteriori ricerche e una revisione delle normative, la terapia assistita con psilocibina potrebbe divenire un pilastro fondamentale nel futuro della cura dei traumi e del benessere mentale.

Ringrazio tantissimo Eugenio per essersi prestato a scrivere questa newsletter al posto mio 🤣 

Noi ci rileggiamo alla prossima! 😎 

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