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Come la psilocibina ti cambia
Per una salute mentale a tutto tondo
Oggi ti voglio parlare di questo studio che mi è piaciuto tantissimo. Molto semplice ma completo e con numerosi spunti di riflessione.
Si è cercato di capire come una singola dose di psilocibina possa modificare il modo in cui le persone si sentono, pensano e si relazionano con il mondo. Niente di particolarmente nuovo o rivoluzionario, ma la costruzione dello studio e i risultati sono stati interessanti.

Sono state coinvolte 83 persone, quasi tutte alla loro prima esperienza con psilocibina. Non si trattava di pazienti con una diagnosi clinica specifica, ma di individui che avevano scelto autonomamente di partecipare a un’esperienza con psilocibina in un contesto strutturato. Circa il 45% aveva una storia di depressione, ansia o PTSD, mentre il 36% aveva assunto farmaci psichiatrici in passato. Tutti avevano già provato in media altre 6 modalità di trattamento prima di iniziare lo studio, tra cui anche mindfulness, yoga e agopuntura.
Insomma, una popolazione “normale”, che si ritrova nella realtà di tutti i giorni.
Il protocollo era ben definito e prevedeva quattro fasi: una fase iniziale di valutazione psicologica, una preparazione di tre incontri con terapeuti e facilitatori, la sessione di psilocibina vera e propria e, infine, un follow-up con integrazione post-esperienza.
Durante la sessione, ai partecipanti veniva somministrata una dose di 25 mg di psilocibina sotto forma di tartufo fresco, con il supporto continuo di un facilitatore. Nei giorni successivi, erano previsti incontri di integrazione per aiutare i partecipanti a elaborare l’esperienza. Complessivamente, ogni persona ha ricevuto circa 6 ore di supporto terapeutico e 9 ore di accompagnamento da un facilitatore, un aspetto che potrebbe aver giocato un ruolo chiave nei risultati.
I ricercatori hanno valutato i partecipanti tramite numerosi questionari prima del trattamento, dopo una settimana e a distanza di tre mesi.

La depressione e l’ansia sono diminuite significativamente già dopo una settimana, con effetti che si mantenevano stabili anche a tre mesi. Anche i sintomi del PTSD sono migliorati, nonostante il campione non fosse specificamente composto da persone con questa diagnosi.
Ma l’elemento forse più affascinante riguarda i cambiamenti nei tratti di personalità. Il neuroticismo (un tratto legato a instabilità emotiva, ansia e ipersensibilità allo stress) è diminuito in modo evidente. Contemporaneamente, sono aumentati i livelli di apertura mentale e coscienziosità. In parole povere, le persone tendevano a sentirsi più curiose, più disponibili a esplorare nuove idee ed esperienze, ma anche più strutturate e disciplinate nelle loro vite quotidiane.
Non tutti i partecipanti hanno sperimentato lo stesso grado di trasformazione. Alcuni fattori sembrano aver giocato un ruolo determinante.
Chi ha vissuto un’esperienza mistica intensa, con sensazioni di unità e trascendenza, ha mostrato i miglioramenti più marcati. Anche chi ha avuto un emotional breakthrough, ovvero una sorta di svolta emotiva profonda, ha riportato benefici significativi. Infine, un aspetto interessante è che le persone che percepivano di essere cambiate a livello personale erano proprio quelle che mostravano le variazioni più grandi nei test psicologici. In pratica, la sensazione soggettiva di trasformazione corrispondeva a un cambiamento misurabile.
Questo studio sottolinea un concetto fondamentale: la psilocibina non funziona come un antidepressivo tradizionale. Non si tratta semplicemente di ridurre i sintomi, ma di creare uno spazio per un’esperienza che può avere un impatto duraturo sul modo in cui le persone vedono se stesse e il mondo.
Il fatto che tratti della personalità possano essere modificati da una singola esperienza apre scenari affascinanti. Potremmo trovarci davanti a una modalità di trattamento che non si limita ad alleviare la sofferenza, ma che aiuta le persone a ricostruire un senso di sé più positivo e funzionale.
Ci sono dei limiti a questo studio? Ovviamente, sì.
Sono state coinvolte persone motivate e già interessate agli psichedelici, quindi i risultati potrebbero non essere generalizzabili a tutta la popolazione. Inoltre, mancava un gruppo di controllo, il che rende difficile stabilire con certezza quanto del cambiamento sia attribuibile alla psilocibina e quanto al contesto terapeutico e alle aspettative dei partecipanti.
Infine, non sappiamo quanto durino questi effetti nel lungo periodo. Tre mesi sono un tempo significativo, ma basterà per un cambiamento stabile? Serviranno studi con follow-up più lunghi per rispondere a questa domanda.
La cosa bella è che è stato in qualche modo possibile ricreare i risultati dei trial clinici in un setting “normale”, una specie di anteprima di quello che potrebbe essere l’utilizzo futuro della psicoterapia assistita da psichedelici su ampia scala.
Noi ci rileggiamo la prossima settimana con un nuovo ospite che commenterà un articolo scientifico 😎
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